Friday, 29 April 2005
IL RILANCIO DEI FIATI IN CHIAVE ETNICO POPOLARE AL CENTRO DEL PRIMO DISCO DI MUNICIPALE BALCANICA
SOTTO IL CIELO DEI BALCANI, SALTELLANDO di Italo Interesse Bari - A un certo punto sembrava finita per le bande, il cui repertorio s'infiacchiva dietro cortei funebri demodè e fruste feste patronali. In seguito, un po' il rilancio della tradizione qui a Mezzogiorno, un po' gli echi del ritrovato mondo balcanico, dove la cultura bandistica (si pensi alle fanfare macedoni) ha conosciuto minori cedimenti, i nostri gloriosi complessi orchestrali hanno ritrovato una ragione di vita. E' vero, latitano ancora i compositori, in compenso il malcostume di concepire il repertorio bandistico come mera occasione di virtuosismo per riscrivere partiture pensate per tutt'altri complessi musicali appare superato. A dirlo, e con prepotenza, è Municipale Balcanica, una formazione di giovani fiatisti, partorita due anni fa a Terlizzi dall'omonima Associazione Culturale. "Fòua" (che in lingua macedone vuol dire grazie o giù di lì) è il titolo del primo disco. Lavoro di incerta collocazione per allegra ammissione degli stessi musicisti, "Fòua" non sembra darsene pensiero, attraversato com'è da un'energia straripante. Quattordici i brani in scaletta, divisi fra traditional e composizioni originali di Livio Minafra coerenti col senso "free" che sta alla base dell'idea di Municipale Balcanica. Un'idea che con disinvoltura birichina mescola suggestioni jazz, mediorientali, popolar-pugliesi e klezmer (la musica degli ebrei stanziati nell'Europa centorientale). Il risultato è un diluvio, anche contraddittorio, di suoni che piovono a velocità ed angolazione variabile. Difficile scansare il bagno. E' un ascolto che non si dimentica facilmente e che già all'avvio mette in chiaro cosa aspetta l'ascoltatore. E infatti "Arlecchino" (come il traditional successivo "Odessa Bulgarish") afferra Oriente e Occidente coniugandoli in una dimensione "brilla" e contagiosa che mette voglia di saltellare (e bere magari). Dicevamo prima di velocità variabile. E' il caso del doppio "Dio è Zingaro" che si apre con modalità da lamento funebre prima di evolvere senza sforzo in un free bandistico che infine esplode in un girotondo vorticoso. "Ale brider", un altro traditional, rivisitato in una chiave che ne esalta la cifra gioiosa, introduce al brano che dà il titolo al disco, un crescendo senza respiro, danzerino e convulso dove sassofoni, tuba, tromba e clarinetto non si capisce più dove trovino il fiato. Ancora un doppio (il celebre "Hava Nagila" della tradizione israeliana) che di nuovo spinge i fiati fino ai limiti del sostenibile e vibra della fierezza di un'identità culturale millenaria. "Carovana" ispira inizialmente focose danze del ventre, poi allunga il passo e si avventura tra contrade balcaniche dove la terra è intrisa di jazz e dove è facile smarrire il cammino, salvo non avere mete (e anche questa è libertà). Poi il lento e suadente "Araben Tanz" precede il gaio e colto "Unique sun, unique blood", breve racconto del sogno di ritrovarsi sotto l'unico cielo a saltellare sull'unica (e immeritata) Terra. "Rigoudon", un traditional francese del 500, fa pensare ad un macedone che recatosi in terra di Francia ne torni ossesionato da un motivetto. Lo riproduce all'uso suo e partorisce una specie di discolaccio intelligente che scappa da tutte le parti. "Ali bienvenu" conferma la versatilità di Livio Minafra che prima si paluda di balcano poi si strappa la coltre di dosso e si svela per quello che è, un anarchico birbone musicale, incline all'occorrenza a mostrare i muscoli. Chiude il disco "Pinuccio", brano che ha il sapore del sorriso. Come il cast di uno sgangherato e coloratissimo circo zingaresco, "Fòua" prende festoso commiato dal suo pubblico. Municipale balcanica vuol dire Giorgio Rutigliano (basso), Raffaele Tedeschi (chitarre), Raffaele Piccolomini (sax), Michele De Lucia (clarinetto), Paolo Scagliola (tromba), Armando Giusti (sax), Michele Rubini (tuba), Alessandro Paparella (percussioni), Luigi Sgaramella (batteria), Nico Marziale (percussioni) e Livio Minafra (accordion, piano and conduction).
UN FOUA' (GRAZIE) RIVOLTO ALLE ORIGINI DELLA MUSICA BALCANICA di Mariapina Mascolo BARI - Fouà in macedone vuol dire grazie. Un grazie rivolto a un repertorio ispiratore delle dodici tracce, tra variazioni etno-balcaniche declinate con la tradizione bandistica, da parte dell'autore della maggior parte delle composizioni, Livio Minafra. "Fouà" (EthnoWorld), il primo cd ufficiale della Municipale Balcanica - formata da Armando Giusti (sax), Michele De Lucia (clarinetto), Nicolò Marziale (tammorra, darabuka), Livio Minafra (fisarmonica, tastiera), Alessandro Paparella (grancassa), Raffaele Piccolomini (sax), Michele Rubini (basso tuba), Giorgio Rutigliano (basso), Paolo Scagliola (tromba, flicorno), Luigi Sgaramella (batteria) e Raffaele Tedeschi (chitarre) - vede, accanto ai brani tradizionali, i contributi di Carlo Actis Dato e di Pino Minafra (che ha collaborato alla realizzazione del disco, alla tromba, con Carlo Porfido al violino e Michele Marzella al trombone). Nel cd, in cui si possono ascoltare le voci narranti di Anna Cellammare e di Filomena De Leo, è contenuto un video visionabile anche dal sito www.municipalebalcanica.com, rinnovato in occasione dell'uscita del nuovo disco. La formazione si presenta multiformemente unita da uno spirito comune di entusiasmo, derivante oltre che dalla giovanile età dalla consapevolezza di aver individuato un proprio percorso musicale, anche se le prospettive potranno portare altrove. Dopo le prime due festose danze balcaniche intitolate "Arlecchino" e "Odessa Bulgarish" (con la traduzione di un canto yiddish) si arriva al Meridione con l'Intro di "Dio e Zingaro", dove da inserti di voce narrante di una preghiera in latino, e dalla intonazione di una marcia funebre si passa all'improvvisazione jazz. Nella traccia "Dio è Zingaro" è presente uno slancio verso la musica kzelmer per ritornare all'ispirazione balcanica. "Ale Brider", la quinta traccia, dall'atmosfera di festa di paese del Sud porta a un viaggio immaginato verso le sonorità fiammeggianti del colorito mondo gitano, e ripropone un canto Jewish. In "Fòua", invece si parte dalla improvvisazione dei fiati, prima di prendere la rincorsa verso il ritmo incalzante, quasi esempio chiarificatore della linea stilistica che la formazione ha scelto di seguire fino dalla sua costituzione nel 2003. Un altro brano preceduto dall'Intro (Hava Nagila), vede la fisarmonica di Livio Minafra, che da una partenza bachiana segue percorsi che mescolano le sonorità di mondi legati dalle diverse matrici delle comunità yiddish. Nel "Carovana" si ritrovano le rielaborazioni orientaleggianti ben assimilate dalla cultura musicale partenopea. Seguono "Araber Tanz", la traduzione di un canto originale kzelmer, "Unique sun, Unique blood!" sempre con l'intonazione ricercata di Livio Minafra, per poi rivisitare, in Rigoudon, una chanson popolare francese del 1536. Le ultime due tracce nel disco sono rappresentate dalla festosa "Alì bienvenù" e dalla meditativa e pensierosa (all'inizio) "Pinuccio" (Minafra), all'inizio malinconica, nello stile kzelmer, e poi espressiva di un percorso nella musica da cinema, che è l'immaginifico mondo sognato da Fellini e da Sordi. |