Monday, 05 November 2007
ODERIGI LUSI "NOTES FROM A LOGBOOK" da Movimentiprog.net articolo di Donato Zoppo
Lo struggente esordio del giovane pianista partenopeo
"Notes From A Logbook è la testimonianza di un viaggio nel mio background musicale di formazione prevalentemente classica, ma influenzato, giorno dopo giorno, dalle sonorità che arrivano dalle diverse parti del mondo e che ogni musicista curioso come me “cattura” nel corso della propria evoluzione artistica". Una perentoria dichiarazione programmatica: un disco che nasce come “diario di viaggio”, come specchio di ciò che si è e che si suona, come espressione immediata della “musica che gira intorno” e che rapisce, influenza e segna. Un viaggio mediorientale, un tenero ricordo, una riflessione sui mali del mondo, una speranza: tutto può diventare musica per Oderigi Lusi e il suo primo disco solista ne è la prova. Ricorderete Lusi per i sontuosi arrangiamenti sinfonici dei Malaavia di "Danze d’incenso", il disco d'esordio della band partenopea, nel quale il biondo tastierista metteva in mostra tutte le sue capacità. Ricordate gli Osanna di oggi con il loro focoso groove rock, del quale Oderigi è una pedina fondamentale. Con "Notes" Lusi è andato oltre il progressive-rock del suo gruppo di provenienza, oltre l’energia della storica band di Lino Vairetti. Ha voluto esprimere le sue tensioni, il suo background, la sua visione musicale e artistica: lo fa spaziando tra generi in un’area libera e fluida, nella quale il jazz si intreccia al rock, la world music ravviva il classico, la canzone brilla di arrangiamenti sofisticati e maturi. Coadiuvato da eccellenti musicisti (ad es. Luciano “Varnadi” Ceriello, Leonardo De Lorenzo, Fabrizio Fedele, Andrea Palazzo, Pasquale Benincasa), Lusi attraversa diverse aree musicali: da un "Prelude" impressionista al tuffo spagnoleggiante di "Breathing Under The Spanish Sea", da passaggi intimisti per piano e violino ("Perle") a episodi di jazz elettrico anni ’70, con richiami a Weather Report e Chick Corea, come "Walk On" e "Take Off". Qui il sound del è gruppo ben carico e gode di una buona tenuta d’insieme, con nuances raffinate, flauto traverso e piano elettrico nella miglior tradizione dei Return To Forever e dei Santana di "Caravanserai". L’autore mette in mostra un pianismo aggiornato ed espressivo ma anche una naturale tendenza a ragionare in termini di gruppo. La scelta di una canzone struggente come "Tu peste en mi piel" (con un ottimo Varnadi) va proprio in questa direzione: un brano contro il turismo sessuale che sembra provenire da una piccola orchestra alla Avion Travel. Stesso discorso per il prezioso pop d’autore di "Evanescente", la cinematografica "Suoni", la world-fusion di "Karma", con Lusi che si integra agevolmente in un ensemble di archi e percussioni. Non mancano agganci al mondo del prog: "Passaggi" è un’enigmatica e visionaria mini-suite che sembra uscita da un disco degli Opus Avantra; "Da un viaggio a Petra" - la più vicina all’esperienza dei Malaavia - è il primo passo verso una direzione musicale innovativa, che perde i riferimenti di genere per entrare in una dimensione che sfugge a etichette e definizioni. Disco d’esordio ispirato, sentito e intenso, che fa della eterogeneità il suo fiore all’occhiello, "Notes From A Logbook" è un’ulteriore dimostrazione, se ve ne fosse ancora bisogno, del talento compositivo ed esecutivo di Oderigi Lusi.
Recensione di Fabiana Bugno Oderigi Lusi, raffinato e talentuoso compositore campano già noto per le sue collaborazioni con i Malaavia e gli Osanna, dona al pubblico e alla critica il suo album solista “Notes From A Logbook”. Diario di viaggio, di scoperta e conoscenza, intimista e di crescita interiore, di suoni e contenuti. Meditazione, riflessione, spiritualità e musica colta non rimangono racchiuse in uno scrigno ma si aprono e si mescolano con il jazz e la ethno music, stabilendo un ponte di dialogo fra gli strati alti e bassi, in un’alchimia sonora ben riuscita. L’album sprigiona profumi mediterranei e regala tante piccole perle ispirate: un soffice tappeto di note che si srotola. Proprio come suggeriscono i tasti del pianoforte raffigurati sulla bella copertina, che abbracciano idealmente il mondo. Oderigi Lusi contamina stili e ispirazioni. Lo fa con grazia e dosando con cura. Attinge a piene mani dal suo amore per la musica classica, in primis Debussy. Accarezza malinconicamente, con pianoforte, flauto e sezione d’archi in “Prelude”, “Perle” e “Passaggi”, quest’ultima accompagnata anche da una voce narrante. Seduce con la ethno fusion, rievocando Perigeo e Paleo: jazz, percussioni, sonorità mediterranee e mediorientali si respirano in “Da un Viaggio a Petra”, “Walk On”, “Karma”. Gioca con le sonorità latine alla Astor Piazzolla in “Tu Peste En Mi Piel”, brano di denuncia contro il turismo sessuale e lo sfruttamento minorile. Incanta, anche grazie al supporto della morbida voce femminile, quando sfocia nel pop jazz d’autore in “Evanescente”. Piace, nonostante una certa ingenuità compositiva, anche quando spuntano spruzzate funk in “Take Off”, con echi che rimandano a Miles Davis e Eumir Deodato. O quando sbocciano gradevoli ritmi di bossanova in “Suoni”. Un album dai toni delicati e garbati, che piacerà ad un pubblico trasversale, accontentando più di un palato. |