Monday, 10 April 2006
EWR005 - EGOKID 'THE K ICON' (Barcode 8 032862 450504) Distribuzione esclusiva: Venus

EGOKID
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www.egokid.it
EGOKID: The K Icon & Songs In The K Of E
In un mondo senza più valori gli Egokid si affidano ad icone e tradizioni: il potere itiffalico di Sean Connery e Ron Jeremy, ovvero il candore di Santa Maria Goretti e Santa Klaus. The K Icon (si pronuncia Decay Icon, si pensa The Gay Icon) è un viaggio nell’Ecstasy religiosa e un Kamasutra musicale postmoderno a posizioni rovesciate. Quindici le stazioni, suddivise in un Album e un EP, entrambi sullo stesso dischetto salvaspazio e salvaspese.
Prima Parte: L’album (The K Icon)
Sean Connery: psichedelia e brit pop, con cori femminili e hammond vaporosi, ma tutto sommato una ballad: l’erezione di Zardoz riciclata come antenna del theremin, un canto d’amore e di complicità fra le generazioni: Me and my mommy leave in sympathy with Mr. Sean Connery… S/M: quadri lucidi di domenica mattina in contesto twist deviato. Chitarrone, riff di fiati e loop percussivi elettronici, piglio sbarazzino e vocals alla Morrissey, con un’ottava in più. Touché: comincia come un brano dei Kraftwerk, prosegue come uno dei Matt Bianco e si chiude à la mode dei Take Six. Il singolo dell’estate quando ci sarà vita su Marte. Golden Egg: salmo blasfemo responsoriale che cammina sulle uova. Più che altro un lentone post svenevole vagamente pinkfloydiano, ma con la melodia intelligente. So Cool The Rain: fra Camel, Rita Hayworth e Scott Walker. Tutto sulla pioggia d’oro, ma in mood jazzistico con sonorità supervintage. Manuro: si parte col glitch, si arriva con ritmiche sospese in melme sognanti. Su tutto l’amarezza della passione delusa: anche gli indie rocker hanno un cuore di ragazza. Railway: invenzioni sixties, cantato crooner e solo di chitarra alla XTC. Intanto che l’hammond impazza… Ill Love: drammatica ed 80’s oriented. David Bowie incontra i Sound su tappeti di Roland Juno. E se l’amore è malato, la musica risuona di vera passione. No Logo No Pogo: L’inno no global per il retro futuro. Un valzer post atomico limpido e campagnolo che si evolve in finale di drones vocali sovrapposti. Un must per i momenti a muso duro. You Trust: L’ultima parola degli Egokid in materia di coppie di fatto. Epica e visionaria, come dei Superfurry Animals in salsa Marc Almond. Goretti: Gran finale post prog, fra glitch e movenze canterburiane. Sarebbe stato uno strumentale se Diego non avesse subito voluto mettere in pratica le lezioni di canto prese da Amanda Lear.
Seconda Parte: L’EP (Songs In The K Of E)
Ron Jeremy: anche qui si inizia con un’icona: un rockaccio squinternato con cori hooligans sporcaccioni e un finalino da vaudeville che più pop non si poteva. Emokid: tiratissimo ed emocore ma intervallato da squarci intimissimi. Soul e country che incontrano gli Sham 69. Choke: blues pop alla Charlatans guidato dall’hammond e dal riff di basso, con stop and go deviati e tastiere kafkiane. Il mondo senza prospettive. Santa Kraut: Cover delle celebri carole natalizie di Alfonso Maria De’ Liguori e James Pierpont. Babbo Natale indossa il cock-ring e va in giro a distribuire i suoi regali a tutti gli adulti che quest’anno sono stati boni. Per gli altri si sa che c’è la frusta.
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