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Mescalina.it intervista 'Giù il cappello'   PDF  Print  E-mail 
Monday, 30 January 2006

Giovani e folk: Intervista a Giù il Cappello di Vito Sartor
Il folk e la musica popolare in Italia hanno avuto sempre un movimento altalenante, sia a livello di gradimento che di scena vera e propria. Per fortuna non esistono solo gruppi influenzati o ispirati e nomi storici di pluriennale esperienza: ci sono realtà emergenti che portano avanti progetti che meriterebbero di essere considerati per la loro validità oltre che per la qualità delle loro proposte musicali. Freschi di stampa con un album di repertorio popolare ("El va l' birocc") abbiamo scambiato quattro idee sulla musica in Italia con i Giù il Cappello, in attesa di ascoltare il loro prossimo lavoro, visto che i ragazzi sono già all'opera e sicuramente non deluderanno affatto.

Mescalina: L'origine del vostro nome sembra omaggiare un po' il mondo dei buskers e degli artisti di strada. Raccontateci la vostra storia.
Giù il Cappello: C'era una volta un gruppo di amici che gestiva un centro sociale a Pioltello. Per la festa del paese bisognava organizzare un banchetto per promuovere le attività del centro e quale migliore idea della musica per animarlo? Così i musicisti del gruppo si misero insieme e prepararono un mini repertorio fatto di musica folk e da suonare in strada perché il palco non c'era.
Questa esperienza ci piacque talmente tanto che decidemmo di proseguirla fondando un vero gruppo; il nome arriva dal modo in cui gli artisti di strada si guadagnano da vivere, mettendo giù il cappello.

Mescalina: Tutti gli anni vi cimentate nel ruolo di buskers al Festival degli artisti di strada di Ferrara o all'Isola Folk di Suisio*. Come vi trovate in questo ruolo? (n.d.i* A Isola Folk ci siamo esibiti sempre su palco …)
Giù il Cappello: Ci troviamo perfettamente a nostro agio. Nonostante la nostra esperienza ci abbia portato a suonare ultimamente soprattutto sui palchi, lo spirito di artisti di strada che ha dato il via alla nostra avventura è rimasto sempre molto presente. Il rapporto che viene a crearsi con le persone quando si suona in strada è assolutamente unico: sei lì con loro, alla stessa altezza e senza alcun tipo di separazione e percepisci subito ogni reazione del pubblico. Questo aspetto per noi è talmente importante che quando suoniamo sul palco cerchiamo di portarci dietro un po' di strada, chiamando sempre il pubblico a partecipare attivamente e ci capita a volte di cambiare scaletta sul momento se ci rendiamo conto che la gente risponde in un certo modo.

Mescalina: Avendo girato anche all'estero ci raccontate un po' la situazione della musica folk negli altri paesi europei?
Giù il Cappello: Bella domanda. A noi è sembrato che in alcuni paesi ci sia più attenzione verso questo tipo di musica o meglio, ci sia un tipo di cultura musicale più sviluppata e pronta a recepire il folk. Esistono festival importanti e seguiti, in Inghilterra e Francia per esempio. Ma anche qui da noi esiste una certa cultura folk e spazi dove poterla apprezzare. Prendiamo per esempio il festival Isola Folk che ormai facciamo da tempo: ogni anno attira migliaia di persone giovani e meno giovani che si divertono, ballano e cantano tutti insieme la stessa musica. Il problema in Italia è far sapere che esistono queste situazioni e dar loro il giusto peso.

Mescalina: Come dicevamo nella nostra recensione l'informazione sulla musica popolare in Italia scarseggia, persino la rete offre poco materiale, siete d'accordo o avete i vostri maestri segreti?
Giù il Cappello: Ognuno ha i suoi segreti e i nostri non li diremo mai! Scherzi a parte, in effetti l'informazione sulla musica popolare non è ancora quella che dovrebbe e potrebbe essere. Il punto è che se canti in dialetto o comunque proponi un certo genere di musica, vieni automaticamente tagliato fuori dai grandi network. Tanto per capirci, hai mai sentito brani di artisti folk, anche molto famosi come i Modena o Van De Sfross su una radio nazionale? Eppure vendono un buon numero di dischi e quando suonano dal vivo riempiono piazze e palazzetti dello sport e allora perché tagliarli fuori? Spesso ci viene detto che l'uso del dialetto ostacola la comprensione da parte di chi non lo parla, però poi vengono passati per radio brani di rapper americani dei quali sfido qualsiasi italiano a capire anche solo una parola! Probabilmente il problema è quello di avere il coraggio di fare una scelta diversa. Bisogna dire però che negli ultimi anni si è sviluppato in Italia un sottobosco di radio e TV locali, siti internet e festival o locali dove suonare, dedicati alla musica popolare. Anche qualche grosso media (Corriere della sera e RAI per esempio) sembra aver buttato l'occhio sulla realtà del folk ed è un fatto molto positivo. Speriamo che tutto questo humus possa creare le basi affinché il folk diventi un genere al pari degli altri sulla scena della musica italiana.

Mescalina: Non è che il tutto rischia di trasformarsi in un qualcosa di "nicchia", per poi morire, quando invece le origini di queste musiche sono ben altre…
Giù il Cappello: Hai toccato proprio il punto chiave della vicenda. Per anni in effetti il folk è rimasto un genere di nicchia per pochi amatori. Ora le cose stanno cambiando, esistono nuovi gruppi come il nostro che prendono la tradizione e la modificano per adattarla ai suoni e ai gusti dei nostri tempi. Noi crediamo fermamente che questo sia un modo per trasmettere la tradizione ai più giovani e di conseguenza non farla morire, è per questo che nei nostri album puoi ascoltare svariati generi musicali e ai nostri concerti vedere persone dai zero ai 100 anni! E' il vero segreto di Giù il cappello: suonare qualcosa in cui tutti possano riconoscersi.

Mescalina: Gli arrangiamenti dell'ultimo disco ci hanno positivamente impressionato, a chi o a cosa dovete questa straordinaria maturazione musicale d'insieme?
Giù il Cappello: È stato uno straordinario crescere insieme, il fatto di essere prima amici che musicisti ci ha permesso di tirare fuori senza problemi i nostri limiti e migliorarli insieme. L'aver suonato tanto, alle prove ma anche dal vivo, ci ha fatto poi acquisire l'esperienza giusta per miscelare sempre meglio le influenze musicali di ognuno di noi. Il fatto di arrangiare i brani tutti insieme, se da un lato rallenta un po' il lavoro per via del continuo confronto tra le varie idee e posizioni (nascono spesso discussioni anche solo per una nota o per un colpo di batteria…), dall'altro permette a tutti i componenti di mettere sul tavolo le proprie conoscenze e i propri gusti. Tutto questo si sente nei nostri brani e li influenza positivamente.
 
Mescalina: Tra l'altro avete aggiunto un nuovo componente… ebbene si presenti costui…
Giù il Cappello: Nome: Giusto
Cognome: Papaleo
Età: di un niente sopra i trenta
Titolo di studio: diploma di clarinetto al conservatorio
Strumenti: clarinetto e sax.
Proprietà: E' un bravo ragazzo di sana e robusta costituzione, simpatico e a detta delle nostre fans anche bello! Che dire, se qualcuna fosse interessata al prodotto, è disponibile per i saldi in offerta speciale! Contattatelo alla mail di Giù il cappello!
OK cerchiamo di essere seri … Giusto è stato per noi un grande acquisto, sia dal punto di vista musicale che umano. La decisione di allargare la famiglia già numerosa (eravamo in sette), è nata dall'esigenza di avere un certo tipo di sonorità che a nostro parere mancava. Con lui sicuramente Giù il cappello ha fatto un passo avanti.

Mescalina: Raccontateci meglio la vicenda delle trasmissioni televisive e la decisione di incidere "El Va l'Birocc". A proposito, complimenti per l'abbigliamento eravate così carini e telegenici…
Giù il Cappello: Grazie per i complimenti, in effetti la bellezza e il look sono sempre stati i nostri punti di forza come tutti i nostri fan possono confermare … del resto basta guardare le foto … L'esperienza delle trasmissioni televisive è stata sicuramente per noi una novità positiva e ci sta dando la possibilità di far conoscere ad un grande pubblico la nostra musica. È anche un modo per far uscire il folk rock dal suo guscio e dalla nicchia di cui si parlava. Per partecipare ci è stato richiesto di preparare alcuni brani della tradizione lombarda reinterpretati con il nostro stile. Visto l'indice di gradimento e le numerose richieste che ci sono arrivate in seguito alla proposta di questi brani, abbiamo deciso di farne un disco, "El va'l birocc" per l'appunto, che è un omaggio alla nostra regione, la Lombardia.

Mescalina: Quando siete nati facevate principalmente cover ed erano gli anni in cui il folk rock nostrano stava avendo un grande successo grazie band a come i Modena City Rambles e Lou Dalfin per citarne due … Siete sopravvissuti all'effetto "moda" sapendo sicuramente proporre qualcosa di nuovo ma ben saldo alle radici, oggi uscite con un disco molto legato alla vostra terra. Viene spontaneo pensare al prossimo lavoro come un disco molto aurorale …
Giù il Cappello: È vero, la moda è un po' passata ma ha lasciato una ricchissima scia che noi stiamo cavalcando e che cerchiamo di tenere sempre viva. Stiamo già lavorando al nuovo disco che conterrà quasi tutti brani di nostra composizione e stiamo pensando a qualche collaborazione con altri artisti. Sarà un lavoro diverso da "El va'l birocc", che è stata una parentesi particolare nella nostra discografia, ma quel che sicuramente resterà sono il ritmo e contaminazione che contraddistinguono da sempre tutti i nostri lavori.

Mescalina: Nel futuro la vostra musica rimarrà nei territori della ricerca popolare/tradizionale o sconfinerà nel più ampio contenitore della World Music?
Giù il Cappello: Quello che sappiamo per ora è che il lavoro di riproposizione del popolare ci piace e vogliamo continuare a farlo affiancandolo ai pezzi nostri. Certamente però Giù il cappello è una carovana che va e che gira, vede cose nuove e cerca di farle proprie, siamo partiti da una strada a Pioltello e siamo finiti su un palco di un importante festival in Turchia, passando dalla Grecia e da palchi e strade di mezza Italia fino ad arrivare alla TV. L'unica cosa che non è mai cambiata dalla strada di Pioltello è la voglia di divertirci tra noi e di far divertire gli altri, cose che sono e resteranno il punto saldo del gruppo, per il resto … il viaggio continua e dove ci porterà ancora non lo sappiamo.

Mescalina: Intanto vi abbraccio come un fratello…
Giù il Cappello: Grazie mitico Vito! Ricambiamo l'abbraccio fraterno tutti e 8, anzi 9 con Paolo il nostro fonico e con tanto di strumentazione e impianto audio tutti sopra di te!!!! Contento!?
Mescalina: Se'!!!
 


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