Monday, 31 January 2005
 Intervista di Roberto Bonfanti
Poco dopo l`uscita di "Beyond the stars", album d`esordio della band brianzola prodotto dall`etichetta londinese Silent Revolution, abbiamo intervistato i Giobia per scoprire il loro estemporaneo mondo sospeso fra musica etnica ed elettronica.
K: Visto che è appena uscito il vostro primo album, qualcuno si chiederà: ma chi sono i Giobia? e cosa fanno? Volete rispondere brevemente voi? G: I Giobia sono una band di Milano che cerca di rinnovarsi a ogni canzone esplorando generi e atmosfere molto diverse tra loro.
K: Non sono molte le bands che come voi affrontano la contaminazione fra musica etnica e sonorità elettroniche: quali sono gli ascolti che più vi hanno influenzato o cosa vi ha spinto verso questo tipo di ricerca musicale? G: I nostri ascolti sono ampi, amiamo la sperimentazione la contaminazione la psichedelia e il ballo. La ricerca di queste sensazioni.
K: L`album è stato prodotto dalla Silent Revolution: come siete entrati in contatto con l`etichetta inglese? G: Ascoltando per la maggiore musica straniera, abbiamo provato a spingerci in Inghilterra e fortunatamente abbiamo trovato Silent Revolution.
K: Mi sembra che l`album ha un suono decisamente più "vivo" e brillante rispetto all`EP "Caught in analogic memories"... è solo una mia impressione? è cambiato qualcosa a livello di produzione fra ep ed album? G: In effetti abbiamo ritoccato parti del mastering e delle scelte nel mix.
K: Le vostre prime autoproduzioni erano cantate in italiano. Per l`album siete passati all`inglese... come mai? c`è stata qualche pressione dell`etichetta in quel senso? G: Nessun tipo di pressione! Abbiamo molti pezzi in tutte e due le lingue, abbiamo scelto per l`inglese perchè più malleabile.
K: So che avete legato l`uscita dell`album ad un benefica in favore di Argentina equa e solidale... ci parlate un po` di questa iniziativa? G: La crisi economica che ha colpito l`Argentina nel 2001 ha portato gran parte della popolazione a vivere sotto la soglia di povertà. Questa situazione pesa in misura maggiore sugli indios. Noi, grazie al Chico Mendes e l`associazione promociòn Indigena di Buenos Aires devolviamo 1 Euro agli indios Wichi che servirà per sostenere i loro diritti promovendone la cultura e le tradizioni per lo sviluppo di una economia locale.
K: Nell`album si respirano atmosfere di tempi e luoghi diversi... se avreste scegliere in quale epoca o luogo nascere, cosa avreste scelto? G: Essere uno di quegli indigeni che si visto arrivare Cristoforo Colombo dal mare e si è chiesto "Ma che cazzo vuole questo?" Dal punto di vista musicale direi 60/70/80. Per noi musicisti poi la possibilità di esprimersi in maniera accettabile è andata sempre più scemando. Il brutto è che non abbiamo toccato ancora il fondo!
K: Con la vostra terra d`origine invece che rapporto avete? G: Buono, amiamo l`Italia e le Nostre tradizioni, i nostri interessi però ci spingono altrove!
K: Dopo l`uscita dell`album quali sono i vostri prossimi sogni o progetti? G: Sogni: Registrare il prossimo disco sulla barca di David Gilmour! Progetti: Far sì che il prossimo disco dei Giobia, barca o non barca, sia pronto per ottobre!
K: Altro da dichiarare? G: 2 Chili di psichedelia nel bagagliaio.
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