Il sestetto milanese propone un sound che unisce gli strumenti tradizionali all'elettronica. A fine anno uscirà l'album di esordio
«
Un'esplosione acustica, eclettica, sintetica, magnetica, cinetica». Suonano come una dichiarazione d'intenti le parole del brano «Analogici ricordi» dei Giöbia. La band milanese si colloca, infatti, a metà strada tra antico e moderno. Al
suono tradizionale del violino, della darbouka (strumento a percussione dell'area medio-orientale)
e del sitar indiano accosta l'elettronica di sintetizzatori e moog. Il suo stile è una miscela di folk, etno, pop, psichedelia e techno. Ma la definizione che il sestetto predilige quando si parla della sua musica è «visionaria».
I Giöbia clicca su una foto
C'era da aspettarselo da un gruppo che porta un nome così «magico»: «
Giöbia - spiega Stefano Basurto (chitarre elettriche e acustiche, sitar, bouzouki, oud, compositore) - significa sia "giovedì" che "
strega". Di giovedì le streghe si incontrano per i loro riti sabbatici e per danzare. La nostra musica è stregata, nel pentolone della strega ci sono le varie pozioni che delineano il nostro sound».
Un sound che in dieci anni di carriera si è evoluto, un po' in seguito ai vari cambi di line-up affrontati dalla band e all'arrivo di
Marinella Mastrosimone, cantante dalla voce dolce e ipnotica, in parte grazie all'allestimento di uno studio, che ha permesso al gruppo di sperimentare molto dal punto di vista degli arrangiamenti e delle timbriche.
Oggi, dopo
due demo autoprodotti e centinaia di concerti anche su palchi importanti come quello di «Arezzo Wave», la formazione sembra aver trovato la sua dimensione, gli ingredienti giusti per un incantesimo che se non è sicuro che li porterà alla ribalta, di certo ha già sortito qualche effetto. Risale a poco tempo fa la pubblicazione in Inghilterra, per la label londinese Silent Revolution, del primo singolo, «
Caught in Analogic Memories», distribuito in Italia dall'etichetta Ethnoworld: un mini-cd di quattro tracce che vede la collaborazione nientemeno che di
Jawson Howes dei Faithless. Ed entro la fine dell'anno uscirà l'album d'esordio «
Beyond the Stars»: «Un disco molto variegato - commenta Basurto -, in cui sonorità etniche ed eteree si mischiano alla new wave anni Ottanta, e che si chiude con
un brano di 15 minuti, che rappresenta una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo, dagli anni Settanta ai giorni nostri».
Non è tutto. Il «sortilegio» dei Giöbia è riuscito così bene da consentirgli di realizzare un altro sogno: mixare e masterizzare entrambi i lavori
negli storici Premises Studio di Londra, dove sono passati gruppi come Blur, Suede, Asian Dub Foundation, Badly Drawn Boy e Kula Shaker.
Ora è tempo di promozione:
sabato 31 luglio la band sarà alle Scimmie, locale che in questi anni, facendo uno strappo alla sua vocazione jazz, li ha ospitati spesso. Qui è cominciata la loro storia: agli inizi l'obiettivo era di conquistare un po' di ascoltatori, adesso di «comporre canzoni sempre più diverse tra loro,
realizzare una colonna sonora e girare l'Europa suonando». Il pentolone continua a bollire...
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