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Sunday, 18 July 2004
La moda dell’etnico ha fatto breccia anche nella fortezza della matematica, si sta infatti sviluppando un processo di revisione sulle origini delle conoscenze matematiche che ormai non sono più considerabili quale esclusiva della civiltà occidentale: in realtà la matematica è nata in maniera autonoma presso popoli differenti le cui storie non si sono intersecate. I Babilonesi già nel 1800 a.c. conoscevano il teorema di Pitagora, datato ufficialmente 600 a.c.; gli Inca non avevano una lingua scritta (e conseguentemente un sistema di numerazione scritto) eppure impiegavano un elaborato sistema di numerazione basato sui simboli (corde e nodi); oppure pensiamo agli indigeni Yupno della Papua Nuova Guinea, che per contare utilizzano le parti del corpo (arrivano solo fino al numero 33) poiché non hanno nomi per i numeri. Altri popoli evidenziano la conoscenza pratica di importanti teoremi matematici anche se non li sanno enunciare: ad esempio i Bushoong disegnano figure che necessitano la conoscenza del teorema di Eulero del 1736. Insomma, la matematica non è fatta solo di numeri e nelle società primitive sia per gli osservatori esterni che per gli stessi indigeni è difficile individuare un “corpus” di conoscenze matematiche o una consapevolezza della sua esistenza; piuttosto si può dire che la matematica spesso pervade riti, cerimonie e regole sociali e fornisce un’occasione in più, un nuovo punto di vista, per impostare studi etnologici e sociologici. |
| Last Updated (
Friday, 01 October 2004 ) |