Wednesday, 14 July 2004
WCD2019 - ISOLOGOS "ISOLOGOS" (Barcode 8-017297-004347)


Buy cd/Compra il cd: 13,00 €
1 - PETITE TURQUERIE - (G. Mazzù) La Turquerie di inizio '800 si fonde con il ritmo ternario dei Dervisci Mevlevi. 2 - MIRIADI - (G. Mazzù) Creazione e dissoluzione dei cosmi; relazioni tra microcosmo, mesocosmo e macrocosmo. 3 - EVON - (G. Mazzù) Il tema dell'evoluzione: dal "Caos" evocato dall'improvvisazione collettivaall'ordine in un evolversi continuo di suoniche ruotano attorno ad un unico tema. 4 - HOW HARD THE LIFE IS! - (G. Mazzù) La musica dell'Est europeo fa da cornice ad un framment o di Eraclito sulla natura del cosmo. 5 - SADHANA - (G. Mazzù) Si apre con una poesia in russo di Giancarlo che parla dei "Cercatori di verità" Sincretismo tra oriente ed occidente. 6 - SHINING SUN ON DESERT WAY - (G. Mazzù) India, Turchia e l'improvvisazione collettiva di tradizione europea.
www.isologos.com
Da MOVIMENTIPROG.NET"
"Perfetta sintesi etno-jazz: un grande disco."
Articolo di Donato Zoppo. Un album magico. Non ci sono altri modi per definire l'ottimo disco d'esordio degli Isologos. Veri eredi degli Aktuala, i musicisti calabresi elaborano una world music di grande fascino, punto d'incontro e fusione tra Oriente ed Occidente, jazz e musica etnica, spiritualità e riflessioni. D'altronde "nomen omen" e il nome del gruppo è indicativo delle intenzioni: "Isologos" significa infatti "stessa parola", un rimando al linguaggio unitario che il gruppo cerca di realizzare attraverso il sincretismo di culture musicali differenti. Nati nel 1999, sono un quintetto: Giancarlo Mazzù alle chitarre, sitar, bouzuki, Dario Siclari ai fiati, Maria Cristina Caridi all'arpa, Luisa Morabito al violoncello e Francesco Mazzù alle percussioni. Un'etichetta attenta come la Ethnoworld non poteva lasciarsi sfuggire questa talentuosa band e ha prodotto il disco "Isologos", 70 minuti di musica emozionante e lirica. L'incanto dura grazie all'attenta limatura e all'interplay tra gli strumentisti, dove arpa e percussioni fanno da trampolino per le evoluzioni del flauto, il violoncello dà la direzione al bouzuki e agli strumenti a corda più disparati. World music, dicevamo: un termine da prendere davvero con le molle (basta leggere "Folk geneticamente modificato" di Luca Ferrari per vedere che implicazioni pericolose ha questa parola), ma possiamo utilizzarlo per rimandare alla logica del progetto, quella dell'incontro di diverse culture popolari con l'improvvisazione del jazz e la composizione colta occidentale, con un'attenzione particolare al tema del cosmo e dell'uomo. La speculazione su microcosmo e macrocosmo è un momento centrale nel disco e ogni brano è un piccolo mondo a sè, dalla danza Derviscia di "Petite Turquerie" a "24 ore", una descrizione musicale della giornata dell'uomo. Come per gli Aktuala anche con gli Isologos l'apporto del jazz è centrale, basta ascoltare lo sviluppo dell'improvvisazione in "Evon", tuttavia il gruppo non disdegna l'utilizzo di linguaggi diversi come il minimalismo e la musica colta, come è possibile cogliere nelle trame sinuose del violoncello. Elaborazioni musicali di finissima fattura su temi a me molto cari come l'opera di Gurdjieff: ai "Cercatori di verità" è dedicata "Sadhana", un brano di intenso e profondo magnetismo; ci torna in mente l'ultimo disco di Tito Rinesi, per i profumi mediterranei, o gli stessi Dissoi Logoi, come nel caso dell'estatica "Miriadi". "How hard the life is!" continua la riflessione sull'universo incorporando un frammento di Eraclito. Speculazione filosofica, ma c'è anche la tradizione musicale islamica (l'ariosa "Round dance"), il vicino Oriente ("Shining sun on desert way", con intrecci di sitar e arpa estremamente avvolgenti). Infine l'India, con la danza di Shiva: "Mahadeva", il Grande Dio, colui che distrugge, ma la sua danza "ridisegna i mondi ad ogni istante". Un altro brano molto ispirato. Brahma ha creato il mondo, Vishnu lo mantiene in esistenza e Shiva (Mahesh) lo distrugge: la sua danza distrugge ma la morte non è mai fine, bensì nuovo inizio e rinascita, come testimoniato dai vagiti del bimbo alla fine del brano. Un piccolo gioiello di casa nostra, una delle migliori produzioni di questo 2004 tricolore.
|