Sunday, 27 June 2004
ARB003 - LUCIANO FEDERIGHI & FABIO'S FABLES "15 MINUTES & 30 YEARS" (Barcode 8-017297-004521)


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LUCIANO FEDERIGHI Viareggino, laureato in letteratura nordamericana, Luciano Federighi scrive di blues, gospel, soul, jazz vocale e canzone di Broadway, Hollywood e Tin Pan Alley per la rivista "Musica Jazz", sulle cui pagine ha esordito nel 1975 con un articolo dedicato allo shouter texano Eddie "Cleanhead" Vinson. Coautore dei volumi Letteratura afroamericana, chicana e degli indiani americani (Jaca Book 1992) e della Enciclopedia del blues e della musica nera (Arcana 1994), Federighi ha pubblicato alcuni saggi su poesia e temi del blues (Blues nel mio animo, Mondadori 1981; Blues on My Mind, L'Epos 2002) e sulla vocalità USA (Cantare il jazz, Laterza 1986; Ella Fitzgerald, Stampa Alternativa 1994; Le grandi voci della musica americana, Mondadori 1997). Le sue esperienze di viaggio e di insegnamento negli Stati Uniti (e in particolare in California, a Chicago e lungo il corso del Mississippi) sono riflesse nel romanzo Cielo di terremoto (Pacini 1996), in racconti come "Buddy Lee's Been Here and Gone" (in Letteratura & Jazz, a cura di Giorgio Rimondi, 2001), nell'album da cantautore In a Blizzard of Blue, con il gruppo dei Fabio's Fables (Splasch 1989: una combinazione di blues, country, jazz & poetry), e in numerose corrispondenze per "Musica Jazz" e altre pubblicazioni. Luciano Federighi collabora con diversi istituti ed organizzazioni per seminari, conferenze e rassegne di concerti. LUCIANO FEDERIGHI & FABIO'S FABLES I Fabio's Fables (la giocosa allusione è alla celebre composizione di Charles Mingus, "Fables of Faubus") nascono a Viareggio nel 1973, dopo un viaggio di esplorazione musicale negli Stati Uniti dei due leader, il cantante, pianista e sassofonista tenore Luciano Federighi e il chitarrista e mandolinista Fabio Ragghianti. Come quartetto, il gruppo esordì al festival blues di Somma Lombardo nel dicembre di quell'anno: e nel giugno successivo - con l'aggiunta dell'armonicista Henry Schiowitz, giovane scultore di Philadelphia da poco trasferitosi in Versilia - inaugurò assieme al bluesman Cooper Terry la lunga stagione di Pisa Jazz. I Fabio's Fables svilupparono la loro combinazione di blues tradizionale, swing e moderno R&B attraverso gli anni '70 e registrarono nel 1979 un LP di standard e temi originali, "Loose As A Goose". La formazione si rinnovò a metà anni '80 con l'ingresso del sassofonista Paolo Dionisi Vici e con la realizzazione del più ambizioso "In A Blizzard Of Blue", pubblicato dalla Splasc(h) nel 1989 e comprendente un repertorio tutto originale nel quale alla base blues si aggiungevano sapori soul, jazz e country e l'eco di varie esperienze americane vissute da Federighi e Ragghianti. In alcuni brani appariva anche il tastierista torinese Alberto Marsico, partner di Federighi anche nel trio jazz degli Hot Tracks e affermatosi poi come uno migliori specialisti internazionali di organo Hammond. Mentre Ragghianti guidava altri gruppi di ispirazione country, come gli Stampede (protagonisti del Cd "Kokopelli", del 1995) e i Low Tech Boys, con Federighi di nuovo in veste vocale (presenti con due brani del 2001 nel Cd antologico "Country In This Country"), i Fabio's Fables hanno continuato ad esibirsi - tra Toscana ed Emilia – in formazioni ora elettriche ora acustiche. Nel 2004 l'album "15 Minutes & 30 Years", con Dionisi Vici al sax alto e baritono, Daniele Sironi alla pedal steel, Lino Donaglia al piano, Pietro Bertilorenzi al contrabbasso e il giovanissimo Thomas Berti alla batteria, riassume trent'anni di collaborazione tra Federighi (anche scrittore e critico musicale) e Ragghianti (apprezzato liutaio) attraverso una serie di nuove composizioni originali colorate di country, blues, soul, western swing. 15 Minutes & 30 Years Luciano Federighi, vocals – Fabio Ragghianti, acoustic guitar, electric guitar, mandolin – Lino Donaglia, keyboards – Paolo Dionisi Vici, sax – Pietro Bertilorenzi, acoustic bass – Andrea Giannoni, harmonica – Thomas Berti, drums, percussion – Daniele Sironi, pedal steel – Alessandro Benedetti, drums – Carlo Rogo, fiddle – Tiziano Montaresi, acostic guitar, electric bass – Valeria Federighi, vocals – Alessandro Veronesi, harmony vocals Note di copertina di Maurizio Faulisi: E’ cosa comune che un genere di musica possa rivelarsi la colonna sonora della propria quotidianità, e che rimanga la stessa per lunghi periodi, a volte addirittura per l'intera vita. Nella maggior parte dei casi è così; c’innamoriamo di un genere musicale e lasciamo che questo ci accompagni per anni e anni. Siamo disposti ad ascoltare anche altro, a volte riusciamo perfino a divertirci ascoltando altro, ma è ‘quel’ genere musicale, e solo quello, a regalarci particolari emozioni. Alzi la mano chi, con la stessa partecipazione, lo stesso trasporto, si lascia portar via dal jazz e anche dal rockabilly, o dal country e pure dal blues, oppure dal folk ma anche dal soul... Questo succede anche perché ogni genere musicale è un mondo tutto da vivere. Ad esso sono connessi atteggiamenti, immagini, miti, tendenze, mode e filosofie di vita. Tutti aspetti, profondi o superficiali che siano, cui l'ascoltatore può legarsi anche visceralmente, lasciando che influenzino i suoi gusti e le sue scelte nei più diversi campi, a partire dall'abbigliamento in quanto espressione di uno stile e maniera per manifestare a quale gruppo o categoria desidera essere associato. Può però succedere che la curiosità induca talune persone a scoprire, attraverso una ricerca a ritroso nel tempo, che ciascuno dei suddetti generi sia frutto di un'evoluzione che ha coinvolto culture e tradizioni musicali distinte, e che queste possano risultare altrettanto degne di attenzione e studio. Affascinante, in tal senso, è la storia della musica americana, grazie alla continua ed inarrestabile commistione di culture diverse che da sempre l'hanno caratterizzata. Le contaminazioni che hanno interessato ciascuna tradizione sono, di fatto, alla base della definizione di tutti gli stili e generi musicali americani. Individuare buone formazioni che hanno fatto proprie le diverse radici dalla quale si è sviluppata la pianta dell'American Music non è poi così semplice, persino negli stessi Stati Uniti, figuriamoci dalle nostre parti. E' perciò che con estremo piacere scopro di avere tra le mani un disco che, da questo punto di vista, è d’assoluta originalità nel panorama musicale di casa nostra. Non basta, è ovvio, che i componenti di una band abbiano vissuto esperienze artistiche varie perché idee, concetti, approcci differenti possano amalgamarsi, è necessaria anche profonda cultura musicale e soprattutto la capacità di trovare la chiave che permetta alla formazione di creare quell'equilibrio stilistico che non si riveli un ibrido, ma un genere musicale con personalità propria. La ricetta dei Fabio's Fables è composta da tre elementi fondamentali - blues, country e jazz - ai quali si devono aggiungere un altro paio di dati di notevole importanza, le doti di Luciano Federighi e Fabio Ragghianti autori (tutti i brani del disco sono originali), e il particolarissimo stile vocale del cantante, a proprio agio su di un tappeto sonoro preciso e fantasioso. Se avete superato la fase che vi ha visto sentimentalmente e profondamente legati ad un genere musicale specifico o, meglio ancora, se questo non è mai stato un problema per voi poiché fruitori da sempre di musica a 360°, allora mettetevi comodi e ascoltate 15 Minutes & 30 Years, sarete sorpresi dalla freschezza di una musica dai mille riferimenti, che vi ricorderà Big Joe Turner e Lyle Lovett, Jimmie Rodgers e B.B. King, Wynonie Harris e gli Asleep At The Wheel e che vi convincerà, definitivamente, che questa musica d’origine americana oggi è davvero patrimonio internazionale.
RECENSIONI Qualcosa di più che un atto d'amore verso la musica americana, vista e presa in tutti i suoi trecentosessanta gradi. La musica dei Fabio's Fables è un caleidoscopio, un puzzle multiforme e multicolore, come un gioco che si svolge su un tavolo dove giacciono sparse centinaia d'istantanee scattate in un immenso continente. Scrittore, compositore, critico, appassionato, Luciano Federighi approfondisce, schematizza e disegna tutti i possibili substrati su cui poggia la grande tradizione statunitense, il vaudeville di Fifteen Minutes To Regina, il blues notturno di Another Lonely Sunday, il country, la armonica di Andrea Giannoni che concede i suoi "blows" al pianoforte di Wrong Neighborhood, il boogie che sposa il jazz in Fool That I Am, le canzoni, il bluegrass. Naturale che un disco come questo sia avvincente, a tratti scanzonato e divertente, paradossalmente non facile. Da leggere come un racconto, ascoltando la ballata October Land e il country-rock di I'm Just A Lonely Boy, domandandosi da dove può provenire una voce tanto profonda, magari pensando a tutti quei personaggi che hanno animato tanti decenni di musica, da Joe Turner a Johnny Otis a Jimmie Rodgers e a tutti i maestri del blues da Chicago, Illinois alla tiepida terra di California. Soprattutto, dopo aver doverosamente scorso i nomi di tutti coloro che sono della partita (tra gli altri Fabio Raggianti, chitarra e mandolino, Lino Donaglia, tastiere, Thomas Berti, batteria e la bravissima Valeria Federighi che prende il microfono per il delizioso swing di Kitchenette Duologue), prendete in mano il libretto e leggete i testi delle canzoni, tutte scritte dallo stesso Luciano. Dolci come pezzi di torta. (Roberto Giuli - www.rootshighway.it)
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