Saturday, 05 June 2004
EELCD001 - MANDARA "ALATUL" (Barcode 8-017297-004668)


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Cosa dice la stampa di … “ALATUL” (Ethnoworld/Venus) 2004
“…il progetto Mandara già impegnato da tempo a diffondere e difendere le culture, non solo musicali, dell’ Eterno Est fino al nostro bacino Mediterraneo, mette insieme un lavoro non troppo disposto a trattare con l’ occidente… Alatul ha poco a che vedere con altri lavori etno-world, considerati, con troppa superficialità, simili…” All Music – 19 settembre 2004
“… il progetto di Gennaro de Rosa taglia il traguardo del secondo cd : il musicista rilegge la tradizione, registra sul campo, jazza canti di rabbia e sperimenta tra elettronica e Piazzolla…” Venerdì di Repubblica – 9 luglio 2004
“...Mandara si fa portavoce della libertà, cimentandosi nell’ardua prova della sintesi delle distanze : ciò che in passato hanno fatto gli Embryo, i Kunsertu , e che oggi mirabilmente rivive in un album denso di strordinari significati…” Rockerilla – Settembre 2004
“…Mandara tra musica globale ed Islam…!” La Provincia Cosentina – 1 giugno 2004
“…è un lavoro che scende a confrontarsi con le culture dei differenti popoli, con le loro tradizioni e con i loro modelli culturali. Mandara riesce ad accogliere tante schegge di mondo, prorpio nel loro caratterizzarsi come band cosmopolita che ha fatto dei contrasti sonori il vessillo ed il marchio della propria musica…” La gazzetta del Sud – 20 Giugno 2004
“… Il suono di Alatul è digitale ed analogico, manipolato e manuale. Catturare le estemporaneità ed ordinarle in seguito è il proposito di un disco in cui strumenti acustici ed elettronici, ma anche est e ovest, nord e sud, centro e periferia si con-fondono!!…” Il Mattino - 21 Giugno 2004
“…Ha imparato lo spirito dello stle contemporaneo e ama la musica psichedelica dell’europa centrale. I ritmi prodotti da De Rosa sono prodotti dell’anima…” La Provincia Cosentina – 23 giugno 2004
“…45 minuti ricchi di contaminazioni e citazioni , dalla cover degli Embryo a quella dei Can, dosando atmosfere orientaleggianti e slanci a cavallo tra il kraut-rock e la dance d’avanguardia più ipnotica, ritmi scanditi da percussioni ed altri dominati da syntetizzatori e drum machines, fino ad arrivare a momenti di pura psichedelia… “ Kronic.it - giugno 2004
“…Alatul è una scossa vibrante rivolta a chi ha un’anima affamata, ma anche a chi si trova ad avere orecchie tappate dai suoni opprimenti della globalizzazione. Per qualcuno potrà essere troppo, ma è da lì che scaturisce la ricchezza di Mandara… “ Mescalina.it - 7 Luglio 2004
“…Musiche etniche, musiche di altre generazioni e di altre ombrosità, solari e determinanti prospettive del futuro, fiammeggianti reti dell'incomprensibile. Unire il vecchio al nuovo, il perso dal ritrovato, il caldo al freddo, unire le tante popolazioni unicamente divisa da dei confini inesistenti, unire il prossimo a noi tutti, unire diverse culture per formarne una sola, lasciando da parte le tante pazzie del passato, del presente. Mediterraneo da scoprire, da usare, da perdersi nei suoi meandri più distanti, più sofisticati, Mediterraneo da rubare, da lasciare e navigare nei pensieri delle notti più brutte, delle notti più longeve.Incontri di grande spessore, rappresentanti di un'era civile, sponsor di nessuna campagna denigratoria, ma di solo amore, di sola grazia divina…” Passione Alternativa - Luglio 2004
“… disco pieno di suggestioni sonore – qua e là è facile incontrare anche il rock ed il folk. Si lascia ascoltare e riascoltare, impressiona positivamente già al primo contatto. “Alatul” ha fascino…” Idbox.it - 20 luglio 2004
“…è un progetto aperto che più aperto non si può, quello di Gennaro de Rosa, anima dei Mandara. Si ciba di tradizione mediterranea e mediorientale, tappeti di percussioni, voli armonici arditi, manipolazioni tecnologiche. Sperimentale, ma torrido. Pieno di ospiti e di gemme…” Musica di repubblica – 22 Luglio 2004
“…l’album è un singolare viaggio all’insegna di un etno-psichedelia non priva di inflessioni pop, costruita con sonorità acustiche, elettriche ed elettroniche : un meltin pot di influenze asiatiche, africane e mediterranee che nel contrasto - o meglio , nell’apparente contrasto – trova la sua linfa vitale e i suoi più intensi stimoli espressivi…” Il Mucchio Selvaggio – 27 luglio 2004
“… sotto il segno delle percussioni di Arnaldo Vacca nasce Alatul, progetto di Gennaro de Rosa che mescola tradizione ed elettronica, mediterraneo e Medio oriente, Maghreb e rock tedesco anni settanta, psichedelia e improvvisazione, in un gioco di manipolazione sonora basata principalmente sul ritmo e sulla contaminazione…” Rockstar – Luglio 2004
“…forse oggi che la Ethnoworld ha messo sul mercato il secondo album dei Mandara, qualcosa cambia. Alatul è un cd che spiazza sin dalla copertina che raffigura un’opera dell’artista calabrese Andrea Grosso Ciponte: una donna nuda col chador e gli stivali neri, per metà islamica e metà occidentale, che sintetizza al meglio l’anima di questo album. Un disco multietnico nel vero senso della parola, perché profondamente intriso di cultura orientale ed occidentale… Un mondo di suoni è racchiuso in questo splendido album che è “Alatul” che si apre ed avvolge l’ascoltatore, nota dopo nota, trasportando realmente in mondi solo all’apparenza lontani. Un disco per menti realmente aperte...” Rockit.it - 22 agosto 2004
“...i Mandara sono un gruppo aperto nato intorno al polistrumentista e cantante Gennaro de Rosa. L’album del loro debutto discografico propone un interessante viaggio tra psichedelia ed etnica mixato con mano esperta da Marco Messina dei 99posse. Lampi di Pop e un nugolo di ospiti rafforzano un lavoro che si muove agevolmente tra suggestioni acustiche, elettriche ed anche elettroniche mescolando influenze e sonorità delle periferie del mondo…” Liberazione – 13 agosto 2004
“…Tutti si mettono al servizio di un suono senza indulgenze di sorta, aspro come l’oppressione e carico di tensione come certe pagine sonore del palestinese Badawi. Progetto interessante, a tratti emozionante… il gioiello è Canta Sola con Voltarelli..” Rumore – Settembre 2004
“…Non c’è oleografia né mero compiacimento estetico, bensì una profonda capacità di elaborare la materia sonora. De Rosa ci colpisce favorevolmente: il suo è un lavoro attento sulle percussioni, sui colori, nell’espressività e nella profondità dei suoni, complice l’intelligente apporto elettronico. Il resto lo fanno i suoi capaci collaboratori. … Alatul” è un gran bel disco: tra passato e futuro, Oriente e Occidente, Mandara equilibra gli opposti grazie a un’invidiabile capacità di osservare e studiare le culture e di manipolare i suoni con intelligenza. Si ingrandisce il nuovo progressive italiano. E che i Mandara siano un gruppo meridionale e terzomondista ci fa ancora più piacere…” Movimentiprog.net – Settembre 2004 “…Mandara cerca i contrasti stridenti, ma vince la sfida con brani affascinanti che mettono alla prova anche l’ascoltatore più smaliziato…” Fnac Magazine – Settembre 2004
“… Il progetto di Gennaro de Rosa, è molto originalee destinato a grandi successi: parte dalla vocazione universale della musica, per collegare culture omogenee e segnate dall’invasione esterna o dall’evasione interna, si basa sulla ricerca dell’ignoto musicale, dell’inedito, di ciò che sfugge agli occhi del tecnico del capitale. E, inoltre, nasce dall’amore fisico verso gli strumenti, dalla volgia di condivisione, dalla voce di un sud sofferente e da principi antieconomici, di cooperazione di spirito…” Il Crotonese – 13 Settembre 2004
“…Mandara, però, merita un trattamento migliore, se non altro perché il loro è davvero un prodotto originale, che dell’etnica prende solo le coordinate iniziali per poi spostarsi in tutt’altri luoghi. Gennaro De Rosa, ideatore e “portatore sano” dell’iniziativa, stupisce infatti con un album straripante di idee: l’ensemble di cui si è circondato – completamente diverso da quello che lo affiancava nel debutto – riesce a coadiuvarlo nella scelta di un percorso unico nel nostro Paese, che unisce le sonorità canoniche del genere ad un fortissimo interesse non tanto per il folk (connubio in un certo senso logico), quanto per il rock - specie di derivazione kraut - e per l’elettronica … Fin quando i Mandara continueranno ad avere una visione ed un approccio talmente personali e creativi, saranno davvero una risorsa da non perdere, specie qui da noi…” Musicboom - 22 settembre 2004
“... ci mette una non dozzinale propensione alla ricerca sfiziosa, al restauro paziente di cose mediorientali che nelle mani di altri trafficanti di computer-programming apparirebbero nulla più che paccottiglia. La propensione al digitale teutonico è peraltro ben equilibrata da un folto stuolo di collaboratori acustici …” Blow-up – Ottobre 2004
“…la prima impressione è quella di una vera e propria esplosione culturale, un Big Bang che da unico nucleo di materia musicale generi dieci compiute espressioni artistiche: variazioni di un’unica ispirazione. E questo nonostante “Alatul” sia il frutto di una lunga gestazione, di illuminazioni di viaggio (in Marocco e a Baghdad), di collaborazioni diverse (Peppe Voltarelli del Parto delle Nuvole Pesanti, Arnaldo Vacca, Gigi Borgogno degli Osanna), di brani recuperati (“S.O.S. 106” risale all’epoca di “Bisanzio”). Sembra quasi che a Mandara non occorra più cercare suoni e colori del mondo, ma che questi gli vengano spontaneamente incontro. Segno incontestabile della raggiunta maturità…Dall’Africa alla Cina, passando per i Balcani: “Alatul” (con la collaborazione al mixaggio di Marco Messina dei 99 Posse) è un efficiente, catalizzatore di suoni del mondo…” Kalporz - 20 ottobre 2004
“… un disco multietnico nel vero senso della parola, perché profondamente intriso di cultura orientale ed occidentale. Tradizionale e futurista, acustica e digitale allo stesso tempo, attraversata dallo spirito libero dei tantissimi musicisti coinvolti in questo che è un progetto aperto più che una band vera e propria…” Il Quotidiano – 23 ottobre 2004
“…i ritmi e le melodie del mondo mediorientale incontrano e subiscono le manipolazioni del suono digitale occidentale. Il risultato è una musica dai profili sperimentali, contraddittoria, tirata a tratti dolente e claustrofobica proprio come lo scontro, e non l’incontro, tra Nord e Sud… colonna sonora ideale delle contraddizioni tra cultura occidentale e cultura mediorientale…” Jay Mag – Agosto 2004
“...Nelle dieci canzoni del disco i suoni del mediterraneo, dalla taranta alla musica araba, si fondono con l’elettronica e la voce di De Rosa…” Rock Off – Novembre 2004
“... l’idea vincente di Gennaro de Rosa è quella di aprirsi non solo ai suoni del mondo, ma confrontarsi di continuo con musicisti del presente e musiche del passato. Non è un mistero che il Kraut rock sia una influenza decisiva nella sintesi del progetto che viene attraversata tanto dalla tradizione calabrese, quanto dalla cultura mitteleuropea degli embryo…” Il Tempo Rendese – Novembre 2004
“…gli ingredienti sono di prima qualità: elettronica dosata con gusto, calibrata secondo piani sonori che legano gli altri strumenti e accompagnano l’ascoltatore lungo tutto l’album, percussioni etniche che realizzano un tessuto ritmico/armonico/melodico di grande bellezza con una costruzione dei brani ben impostata…” Percussioni – Dicembre 2004 |